Chiacchierando del più e del meno con tre amici davanti ad un bitter Campari shakerato si finì per parlare di politica, nonostante la leggera nausea che ognuno di noi provava verso quel politico o quel partito. Se l’argomento però era la politica giussanese, la nausea si trasformava in rabbia e proprio per evitare danni al fegato (per quello c’era il Campari) uno dei quattro vicino all’attuale maggioranza iniziò a raccontare alcuni aneddoti di cui era stato testimone.
Qui racconterò quello più carino, più simpatico, calcando un poco la mano sul contesto e sui suoi attori per riuscire a trasmettere quanto l’amico ha raccontato.
Il luogo è la sede del PD (ammesso che ne abbia una), l’occasione, una riunione organizzativa.
Alle sue spalle un manifesto 70x100 sul quale oltre al faccione ed al simbolo campeggiava un motto: LARGO AI GIOVANI!
Nella stanza il brusio aveva un andamento sinusoidale nel senso che aumentava quando Airoldi e Motta si rivolgevano alla Franca Banfi. Le matricole (in senso buono) si limitavano a commenti sottovoce. Seduto dietro la scrivania vicino alla porta d’ingresso, una figura snella scuoteva il capo in senso di dissenso con il suo interlocutore e batteva, senza molta convinzione, una penna sul piano in formica nel tentativo di attirare l’attenzione.
“…tac, tac, tac”
“…tac, tac, tac, cominciamo?”
Il tono era pacato, attendista, l’esperienza gli aveva insegnato che ci sono tempi tecnici da rispettare prima che la sala risponda al richiamo. Infatti, dopo qualche minuto ogni testa di quel consesso era rivolta al tavolo della presidenza pronta a dare il giusto feedback.
L’incipit fu straordinario: “Fatti non foste a viver come bruti…..” (nella prima stesura avevo scritto: Ed al grido di: “Fatti non foste …etc. etc., ma il tono da capopopolo mal si addiceva alla persona dell’oratore n.d.r.) l’Alberto da Giussano, candidato Sindaco in pectore del PD, incitava i giovani, alla calma e alla responsabilità, il tono era pacato, le pause misurate, quasi un commento in chiesa. Le parole fluivano lentamente ma chiare, “…sono ben lieto di potervi ringraziare, tutti assieme, per l'opera che svolgete e per l'entusiasmo coi quale guardate anche alle difficoltà a venire.” e ancora “…presa questa strada, bisogna andare fino in fondo con lealtà. Ci siamo giunti dopo tante discussioni! Quando penso come ci siamo arrivati!”
L’attenzione era totale.
Ma all’improvviso dal fondo: “… e ricordatevi la valeriana! E’ importante! Lo è a tal punto che abbiamo mandato a Franceschini (segretario politico del partito n.d.r.) una proposta di modifica del simbolo del PD: a fianco del rametto di ulivo una rametto di valeriana!”
Il tono della voce tutt’altro che pacato, era a metà fra quello di un genitore che aiuta il figlio a preparare la cartella e quello di un grande saggio prestatosi alla politica, molte ma molte primavere prima.
Forse troppe.
Assomigliava più ad un colpo d’accetta, all’azione che il muratore fa con la cazzuola quando applica l’intonaco sul muro grezzo, un unico colpo, deciso, netto, senza ripensamenti, la malta dalla cazzuola finisce sul muro, e ne nasconde tutte le imperfezioni.
Ma le raccomandazioni non erano finite: “Non lasciatevi irretire da falsi scenari soprattutto se chi ve li propone, oltre a discettare di Urbanistica o di territorio, ha sembianze femminili, occhialute e atteggiamenti giovanili. L’Urbanistica (con la U maiuscola), la salvaguardia del territorio, ma non solo, a Giussano sono in buone mani, abbiamo un ufficio Tecnico composto da professionisti capaci che se ne occupano a tempo pieno.”
Interrotto dall’esposizione di questi innovativi concetti l’Alberto va in pausa, poi, ricordandosi del discorso di Franceschini (ancora segretario politico del partito n.d.r.) sbotta: “naturalmente gli assessori, gli alleati, le priorità saranno scelte mie”. Non fosse stato per il tono, la frase suonava come una minaccia.
La platea era immobile, ammutolita. La mimica facciale dei convenuti era la più varia, qualcuna avrebbe stupito anche il Lombroso. Solo in fondo alla sala la pseudo-minaccia sembrava non essere arrivata.
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