Il Regno d'Italia

Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele Il fu proclamato Re d'Italia dal primo parlamento italiano.

Qual era in quell'epoca la consistenza dei nostri comuni. Il censimento del 1861 assegna questa popolazione "di fatto" alle comunità che ora costituiscono l'unico Comune di Giussano: Giussano 2433 abitanti, Paina (con Birone) 1130, Robbiano 589, per un totale di 4152 abitanti.

Il problema più urgente che si doveva affrontare era quello di amalgamare la società civile e lo Stato appena sorto; la sua soluzione passava obbligatoriamente attraverso l'assetto delle amministrazioni locali. Con la legge del 20 marzo 1865 il Regno d'Italia ricevette la sua organizzazione: in realtà altro non era che l'estensione alle nuove regioni del sistema amministrativo piemontese. Le regioni furono divise in province, circondari e comuni. Nelle province furono istituiti un consiglio di prefettura, una deputazione provinciale e un prefetto che esercitava il controllo sugli atti dei comuni. La provincia di Milano comprendeva 5 circondari, fra cui quello di Monza; a capo di ciascun circondarlo veniva posto un viceprefetto. Nel comuni, infine, fu istituito un consiglio (i membri andavano da un massimo di 60 a un minimo di 15 a seconda della popolazione), una giunta (da una massimo di 8 effettivi e 4 supplenti a un minimo di 2 effettivi e 2 supplenti) e il sindaco, scelto fra i consiglieri, ma di nomina regia. Da notare che il controllo esercitato dallo Stato sugli atti dei comuni attraverso il prefetto non si limitava alla legalità dei provvedimenti, ma entrava anche nel merito di essi.

Nel primo ventennio dell'unità gli amministratori locali continuarono ad uscire dalla stessa cerchia, dalla quale erano usciti in passato, cioè dall'aristocrazia e dalla borghesia di origine fondiaria. Però a partire dagli anni ottanta la proprietà fondiaria non deteneva più il potere, perchè le si erano affiancati gli esponenti della borghesia industriale e commerciale, i tecnici e i professionisti. Con le varie leggi elettorali che si susseguirono nell'82 e nell'88 nuovi ceti ebbero la possibilità di partecipare alla vita pubblica, finchè si arrivò nel 1912 al suffragio universale per il momento esteso solo agli uomini.

Nelle nostre zone l'attività prevalente rimase l'agricoltura fino al 1880, anche se entrò in crisi in più occasioni: prima toccò al baco da seta colpito dalla epizoozia, poi alla vite colpita dalla filossera nel 1879; a questo si aggiungevano le epidemie di colera nel 1867 e di vaiolo nel 1871, Nell'ultimo ventennio dell'ottocento, che si rivelò in generale come un secolo di crisi per l'agricoltura, i nostri agricoltori da un lato dovettero subire la concorrenza della produzione agricola americana e asiatica, d'altro lato lo sviluppo dell'industria indusse un numero sempre crescente di contadini e braccianti a cercarsi un lavoro negli opifici delle città. La conseguenza fu che si ribaltarono nel trentennio tra il 1881 e il 1911 1 rapporti esistenti tra gli addetti al settore agricolo (prima in netta prevalenza) e quelli impiegati nell'industria. Nel contempo la crisi della bachicoltura e della viticoltura orientò verso altri tipi di colture (frumento, barbabietola, pascolo). Nell'ultimo ventennio del secolo si verificarono proteste, tumulti e scioperi dei contadini in Brianza, manifestazioni alle quali <i unirono poi le prime proteste operaie, specialmente nel 1898. Per effetto dell'industrializzazione si costituì una solida borghesia e una classe operala organizzata.