Il regno Lombardo - Veneto |
In conseguenza della caduta di Napoleone anche il regno d'Italia fu coinvolto nel crollo della potenza francese: nel 1814 l'Austria tornò a governare la Lombardia e nel 1815 la nostra regione unita al Veneto costitui il regno Lombardo‑Veneto. Nel primi anni, nell'intento di guadagnarsi il favore delle popolazioni, il Metternich ridusse alcune imposte, altre le abolì. Agli inizi della nuova dominazione austriaca si verificò, nel 1815/16, una grave crisi agricola e, come spesso accade in situazioni del genere, bande di ladri imperversavano nelle nostre campagne. Era già avvenuto all'epoca della prima dominazione austriaca, intorno alla metà del 1700, quando ladri e assassini infestavano le nostre zone, tant'è vero che a quel tempi correva questa voce: Meda Seregn Paina e Marian i mantegnen el boia de Milan In questo clima si inserisce un episodio capitato a Robbiano il 2 maggio 1816: tre malfattori, due di Birago e uno di Camnaghetto, furono impiccati alle quattro strade (località che corrisponde all'attuale cascina S. Luigi), poiché l'anno prima avevano aggredito e derubato un sacerdote nello stesso luogo in cui scontarono il fio del loro delitto. Oltre a quella del 15/16 altre crisi agricole si verificarono, una nel 36/37 in conseguenza dell'epidemia di colera e un'altra nel 51/53. Nel 1836, per effetto dell'epidemia di colera, a Giussano (1868 abitanti) si registrarono 14 morti, a Paina (che con Birone contava 905 abitanti) i morti furono 18, mentre a Robbiano non si verificò nessun decesso. Com'era avvenuto ad ogni cambio di dominazione, anche con l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto si riordinarono le amministrazioni locali: i due territori di cui si componeva il regno, il Milanese e il Veneto, furono divisi in province (con a capo i Regi delegati), distretti e comuni. Nel distretti (16 per la provincia di Milano) la carica più importante fu quella di cancelliere del censo fino al 1819, poi sostituito dal commissario distrettuale. Nel singoli comuni funzionavano un consiglio o convocato generale degli estimati oppure un consiglio più ristretto (a seconda della popolazione), i deputati (veniva però eliminato il deputato al mercimonio), il podestà di nomina regia, il segretario generale (figura di nuova istituzione); infine nel comuni più piccoli, retti da un convocato, al sindaco dell'epoca di Maria Teresa subentrava l'agente comunale, anche questo un ufficiale di nuova istituzione. Dal convocato o consiglio erano esclusi i militari, gli ecclesiastici confronti del Comune. Le competenze delle amministrazioni locali riguardano la sanità, l'assistenza e beneficenza, le acque pubbliche, le strade, i lavori pubblici, gli affari di culto e la pubblica istruzione. All'interno delle comunità locali il ceto dominante rimase, ancora nella prima metà dell'Ottocento, l'aristocrazia fondiaria, che comunque si dedicò anche all'industria, al commercio e, specie da noi, all'allevamento dei bachi da seta. Gli orientamenti politici di questa aristocrazia erano, in genere, liberali filopiemontesi: ecco la ragione per la quale il governo austriaco favori quel processo di frazionamento della proprietà terriera avviato alla metà del Settecento, con l'intento appunto di diminuire l'influenza di questa aristocrazia nell'ambito delle amministrazioni locali. Si assisteva quindi alla formazione di un ceto medio, di piccoli e medi proprietari, via via potenziato da fattori, fittavoli, ingegneri, medici, burocrati, quel ceto medio che si sarebbe affermato in concomitanza con l'espansione industriale. Le attività principali della Brianza nella prima metà dell'Ottocento erano rappresentate dall'agricoltura, dalla bachicoltura, dall'industria tessile e dal commercio; inoltre la terra dei nostri paesi, compresa anche quella di Giussano, era inclusa fra le terre così dette figuline, cioè adatte alla produzione di stoviglie. Quando, nel 1848, Milano insorse contro gli Austriaci, anche i contadini brianzoli armati di fucili da caccia, falci e rudimentali lance si radunarono a Monza costituendo il contingente brianzolo che entrò in Milano da porta Comasina. Dopo il ritorno degli Austriaci il regime che diventò ancor più dispotico e poliziesco fece aumentare, anche da noi, il desiderio della libertà, sensibilizzando alla causa dell'indipendenza quel ceto popolare, specialmente contadino, che fino allora era stato abbastanza tiepido nel confronti della causa propugnata dal gruppo dirigente moderato. Nel 1859 scoppiò la guerra fra Austria e Piemonte, alleato della Francia: con la sconfitta degli Austriaci e la pace di Villafranca la Lombardia passò al Piemonte per far parte del Regno d'Italia. La soluzione che veniva data al problema dell'unità, cioè quella monarchico-costituzionale, non solo era la più realistica, ma rappresentava anche la soluzione preferita dalle forze moderate che detenevano la maggioranza nei consigli della Lombardia. |