La dominazione austriaca: le riforme

Carlo Il di Spagna mori nel 1700 senza eredi: scoppiò allora la guerra di successione spagnola che determinò, fra l'altro, anche la caduta del dominio spagnolo in Italia; infatti con la pace di Utrecht (1713) la Spagna cedeva all'Austria tutti i suoi domini in ltalia, ad eccezione della Sicilia. La Lombardia usciva così dal dominio spagnolo per passare sotto l'Austria, ma solo nel 1748 con la pace di Aquisgrana, che pose fine alla guerra Sii successione austriaca, il dominio austriaco si instaurerà saldamente sulle nostre terre e si aprirà un cinquantennio di pace, nel corso del quale il regime austriaco attuerà una serie di riforme di varia natura. Comunque, per effetto delle lunghe guerre che si erano combattute nella prima metà del secolo e che avevano coinvolto anche il nostro territorio, quando nel 1746 le truppe austriache riportarono definitivamente il governo di Maria Teresa in Lombardia, la Brianza era ridotta allo stremo.

Fra le riforme realizzate da Maria Teresa va ricordata anzitutto quella relativa alle imposte dirette, in virtù della quale i beni fondiari venivano tassati sulla base del loro valore e della rendita prodotta; la tassazione diretta ricadeva essenzialmente sulla terra, mentre erano diminuiti i carichi sulle persone e sul mercimonio; in particolare l'imposta personale uguale per tutti era applicata al soli uomini in età da lavoro. La fine delle guerre, (e quindi di imposte straordinarie per far fronte alle spese militari), l'equa ripartizione dei tributi fondiari, la diminuzione della tassa personale e di quella sul mercimonio provocò un grande sollievo alle nostre popolazioni e favori un buono sviluppo dell'agricoltura.

L'attività riformatrice di Maria Teresa si estese anche alle amministrazioni locali. Nel Comuni fu creato un Consiglio o Convocato generale degli Estimati cioè di tutti i possidenti descritti nelle tavole del Comune, organismo che si riuniva ordinariamente due volte all'anno e deliberava sul bilancio preventivo e consuntivo, sulla imposizione delle imposte e le varie spese. Ogni anno eleggeva tre deputati, cui si aggiungevano un deputato eletto da quanti erano soggetti alla tassa personale e un altro eletto da quelli che pagavano la tassa sul mercimonio (entrambi con voto solo consultivo): questi amministravano il Comune e duravano in carica un anno.

Un sindaco, nominato dai deputati, agiva in loro rappresentanza negli affari ordinari, mentre il console (anch'egli nominato dal deputati) pubblicava gli ordini del governo, indiceva le adunanze pubbliche, presenziava all'esecuzione di atti amministrativi e giudiziari. Il potere centrale esercitava la propria azione di controllo sugli atti delle amministrazioni locali mediante i cancellieri del censo, che presero il posto e le funzioni esercitate durante la dominazione spagnola dal pretori o podestà che venivano scelti direttamente dai feudatari. Infine in ogni Comune due revisori del conti esaminavano ogni anno le spese fatte.

A livello di governo della Lombardia funzionavano il Senato, competente in materia di giustizia, il Magistrato Camerale che si occupava delle finanze e la Camera dei Conti che controllava le entrate e le uscite. Con Giuseppe II, succeduto alla madre Maria Teresa nel 1780, iniziò la redenzione forzosa delle regalie legate ai feudi, cioè dei dazi e balzelli vari che venivano pagati al feudatari: le indennità pagate ai feudatari sotto forma di cartelle di credito comportarono un taglio sostanziale degli introiti derivanti dal feudi. Questo fatto, unito ad un maggior controllo sulle prestazioni cui i feudatari erano tenuti, significò da un punto di vista pratico la fine del feudo in Lombardia: la legge dell'età Napoleonica (1796) ne avrebbe decretato la abolizione anche sul piano formale. Infine Giuseppe H nel 1786 divise la Lombardia in 8 province e ad ogni provincia prepose un prefetto; in questa occasione la parte più settentrionale del ducato di Milano, con molte pievi della Brianza, fu inserita nella provincia di Corno.

Giussano nel Settecento

La famiglia Giussani si estinse nel 1741 con Giovan Pietro che nel 1726 aveva sposato una Antonia Rainoldi legittimando una figlia avuta dalla stessa donna nel 1723, di nome Francesca; in seguito fu legittimata anche un'altra figlia, Caterina, nata nel 1716 da una donna di umili condizioni. Alla morte del padre Francesca e Caterina ereditarono i suoi beni, ma su di loro si riversarono le attenzioni di Guido Gaetano Mazenta, nipote di quel Mazenta che aveva sposato nel 1648 una Laura Giussani. Francesca nel 1745 si fece suora nel Monastero della Vettabbia (Milano), lasciando al Mazenta la sua parte di eredità; Caterina invece aveva sposato nel 1743 il conte Gerolamo Sommariva di Lodi: tuttavia una sentenza del Senato del 1749 decretò che non era certo che Caterina fosse figlia di Giovan Pietro Giussani, per cui i Sommariva furono costretti a lasciare Giussano, dove nel frattempo si erano stanziati nel palazzo dei Giussani: cosi il Mazenta entrava in possesso di tutta l'eredità delle due sorelle Francesca e Caterina Giussani.

Nel 1751, obbedendo ad una disposizione testamentaria dei Giussani risalente al 1660, Guido Gaetano Mazenta fece dipingere sul Casone lo stemma dei Mazenta col motto “sine labe" (senza macchia), includendo nel proprio stemma gentilizio anche quello dei Giussani.

Nel 1760 mori anche l'ultimo dei Balbiani, don Benedetto, canonico di S. Stefano in Milano: la Regia Camera avocò a se il feudo dei Balbiani, vendendo la parte di Carate al conti Confalonieri e la parte di Albiate al conte Giovanni Mellerio. La Regia Camera riservò lo stesso trattamento anche al feudo di Giussano e S. Giovanni in Baraggia, venduto dal Balbiani al Crivelli nel 1688, poichè a tale vendita era mancato l'assenso reale.

Sempre nel 1760 la cascina di S. Giovanni in Baraggia, che fino allora aveva fatto comune a sè, fu unita al Comune di Giussano. Resosi quindi disponibile il feudo di Giussano, la Regia Camera lo pose in vendita dieci anni dopo: fu acquistato da Guido Mazenta, figlio di quel Guido Gaetano che aveva ereditato le sostanze dei Giussani. A quell'epoca la popolazione era di 1000 abitanti, il sindaco Carlo Andrea Redaelli, deputato Giuseppe Maria Buzzi, console Giuseppe Beacco.

Nel 1786 sorse tra la casa Petazzi di Giussano e il Comune di Robbiano una vertenza per il diritto di proprietà di una fontana, l'unica in Robbiano. Nel 1802 il governo repubblicano riconobbe tale diritto al Comune e in questa occasione furono costruiti una strada d'accesso alla fontana e, poco al di sotto della fontana, un lavatolo comunale detto "al pasquee".