La signoria dei Visconti
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Nella
seconda metà del XIII secolo la vita dei Comune di Milano fu travagliata dalle
lotte fra i Torriani ed i Visconti.
Verso
la fine del secolo Ottone Visconti ebbe la meglio, anche se non subito
definitivamente, sul Torriani e diede così inizio alla signoria dei Visconti
che vide, nel 1395, la proclamazione di Gian Galeazzo duca di Milano.
Un
decreto del duca Giovanni Maria (succeduto al padre Gian Galeazzo morto di peste
nel 1402) promulgato il 28 agosto 1406 tentava di riportare la pace in Milano,
ritornata nel caos della discordia civile dopo la morte di Gian Galeazzo. Fra
gli esuli che dovevano rientrare nelle loro case entro un mese o due (a seconda
della distanza da Milano) troviamo molte persone abitanti o originarie della
Brianza, in particolare Donato Petani da Giussano e suo figlio Giovannino
Giussani, Amadolo di Giussano e Bertolo di Giussano. Fra quelli, invece, che
dovevano abitare in luoghi non sospetti, se desideravano rientrare nel godimento
dei loro beni, troviamo un Antonino di Giussano.
La
signoria dei Visconti si concluse con la morte di Filippo Maria, fratello di
Giovanni Maria, nel 1447. Ancora una volta, alla morte di un Visconti si
scatenarono i disordini: perfino i contadini della Brianza, spinti dalla fame,
scesero a Milano per saccheggiarla.
Dopo
che venne proclamata la Repubblica ambrosiana il 14 agosto dello stesso anno,
nel 1450 Francesco Sforza divenne duca di Milano: si apriva cosi il periodo
caratterizzato dalla signoria degli Sforza, che avrebbero detenuto il potere
fino al 1526.
Nel
1470 Galeazzo Maria emanò un provvedimento che impose la piantagione dei gelsi
per l'allevamento del baco da seta nel Milanese: veniva in tal modo stimolata
direttamente dal potere centrale un'attività che era destinata ad avere tanta
parte nell'economia della nostra Brianza. Tuttavia nei secoli XV e XVI le
attività agricole fondamentali furono rappresentate da vite, castagno, segale,
miglio; solo nel '500 comincio a diffondersi considerevolmente il frumento.
Durante
la signoria dei Visconti prima e degli Sforza poi parecchi Giussani furono
prescelti alle più alte cariche. Verso la fine del 1300 alcuni rami della
famiglia si stabilirono nei paesi vicini (Romanò, Mariano, Arosio, Lurago e
Lambrugo). Di questi rami, quello di Arosio si estinse nel 1759, quando Carlo
sacerdote morendo lasciò erede universale il Monastero Maggiore di Milano,
mentre quello di Lurago (detto degli Squartia de Gluxiano o De Squarciis de
Gluxiano, appunto perché staccatosi dal ramo principale di Giussano) si esaurì
con Fulvia la quale andò sposa nel 1786 al nobile Cesare Sormani.
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Il feudo dei Balbiani |
Tornando
all'epoca degli Sforza ed alle vicende del nostro Comune, quel Galeazzo, di cui
si è detto, morì assassinato nel 1476: gli successe il figlio Gian Galeazzo
Maria sotto la reggenza della madre Bona di Savoia che aveva come consigliere
Cicco Simonetta. Anche se nominalmente il duca di Milano era Gian Galeazzo Maria
Sforza, però il vero signore (a partire dal 1479) fu Lodovico il Moro, figlio
di Francesco Maria e zio di Gían Galeazzo Maria (lo sarà anche legalmente dal
1494, quando muore Gian Galeazzo).
Proprio
a questo periodo risale un provvedimento che interessò il nostro Comune:
infatti, data l'importanza strategica di Chiavenna, il duca Gian Galeazzo Sforza
e la duchessa Bona di Savoia, nel 1478, richiamarono alla Camera ducale questo
feudo che apparteneva dal 1406 ai Balbiani, un'illustre famiglia milanese; in
cambio del territorio tolto, ai Balbiani furono assegnati il feudo di Cilavenna
e quello di Agliate citra Lambrum (ad di qua del Lambro) che comprendeva Carate,
Albiate, Sovico, Verano, Robbiano, S. Giovanni in Baraggia, Giussano e Molini di
Peregallo.
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