ALBERTO DA GIUSSANO: MITO O REALTA'

Il personaggio più famoso uscito dalla famiglia dei “da Giussano" fu senza dubbio Alberto, il cui nome è stato legato alla società della morte e al ruolo avuto nella battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 fra i Comuni Lombardi e l'imperatore Federico Barbarossa.

A proposito di Alberto e della società della morte, la più antica testimonianza a nostra conoscenza risale a Galvano Fiamma, un domenicano vissuto tra il 1283 ed il 1344, autore del Chronicon Maius (1338 circa) in cui leggiamo alla voce Societas de la morth: “... et fult eorum capitancus Albertus de Gluxiano, habens vexillum communitatis. Et ista fult prima societas que unquam facta fuit in Mediolano" (trad. Società della morte. ... e il loro capitano fu Alberto da Giussano, che teneva il vessillo della comunità. E questa fu la prima società che fu mai organizzata a Milano).

Per la prima volta a distanza di oltre un secolo e mezzo dalla battaglia di Legnano si trova menzione dei novecento militi della Società della Morte guidati da Alberto da Giussano, nonché dei trecento fanti del Carroccio e dei trecento carri falcati triangolari con dieci uomini per carro.

La costituzione delle tre società militari e la presenza di un condottiero come Alberto sono, a nostro avviso, fatti molto importanti e singolari: come mai non ne hanno parlato i cronisti contemporanei al fatto d'arme? come mai il Fiamma non dice quale sia stata la fonte di queste notizie? come mai Bonvesin de la Riva non ne fa menzione, pur essendo una delle fonti del Fiamma? Il silenzio di 160 anni e poi, d'improvviso, tanta precisione di particolari e notizie non possono lasciare il campo sgombro da sospetti. Il problema è tutto qui: si può credere al Fiamma?

Comunque sia, anche chi vorrà lasciare qualche margine di credibilità alle sue notizie, dovrà riconoscere che il silenzio di tanti anni non è buona prova a favore del Fiamma e quindi, per quanto ora ci interessa, dell'esistenza storica di un Alberto da Giussano.

Tuttavia, prescindendo dalla partecipazione di Alberto alla battaglia di Legnano, è almeno esistito un personaggio di tal nome nell'ultimo scorcio del XII sec.?

In un ricorso al Pontefice (1196 circa) per una questione relativa all'Ospedale di S. Simpliciano figura tra i vicini di Porta Comasina in Milano un Alberto da Giussano, citato assieme ad un Ugo: è l'unica notizia in nostro possesso anteriore al Fiamma.

Sempre a detta del Fiamma, a Legnano due fratelli, Otto e Rainerio, furono accanto ad Alberto: orbene di Rainerio null'altro sappiamo, mentre il nome di un Otto ricorre in numerosi atti databili tra la fine del XII e l'inizio del XIII sec., in quanto possedeva beni a Giussano e Arosio; comunque niente, prima del Fiamma, prova che fosse fratello di Alberto. Le fonti quindi ci consentono di affermare che esisteva a Milano sul declinare del XII secolo un Alberto da Giussano: la sua partecipazione a Legnano e le sue gesta poggiano solo su labili congetture ed ipotesi, ma sulle congetture e le ipotesi non è possibile ricostruire la storia, si può semmai costruire la leggenda, e pare che cosi sia stato per il nostro Alberto.

t probabile che già prima del Fiamma alcuni cronisti, mossi forse dall'intento di attribuire il peso della vittoria alla cavalleria nobiliare oltre che alla fanteria fornita dal popolo, non solo abbiano ingigantito l'importanza della cavalleria con la creazione in tale frangente della compagnia della morte, ma abbiano fatto di Alberto da Giussano (magari presente alla battaglia) un eroe leggendario e gigantesco, tanto e vero che Bernardino Corio (1459‑1519) nella sua Storia di Milano edita nel 1503, a proposito della Compagnia della Morte afferma testualmente: " ... il capitaneo de costoro si dimandava Alberto da Giussano, homo quasi per gallardia sua reputato gígante".

La tendenza di rivalutare il peso della cavalleria accanto alla fanteria si ritrova anche nella Storia del Regno d'Italia del modenese Sigonio (1523‑1584) che per primo assegna alla Società della Morte il merito precipuo della vittoria.

Ma come andarono " storicamente” le vicende di Legnano?

Federico Barbarossa, ricevuto un contingente di circa 2000 cavalieri tedeschi e ottenuti altri mille cavalieri da Corno, oltre ad una massa di fanti attratti dalla mira di un probabile saccheggio di Milano, nel maggio del 1176 partì da Corno fissando il campo a Cairate e da qui il 29 maggio mosse verso la fedele Pavia alla testa dell'avanguardia formata di cavalieri. Nel frattempo si erano mossi da Milano anche i Lombardi, decisi a fermare la marcia del Barbarossa, ponendo il campo nella pianura di Legnano. Dopo aver sbaragliato la cavalleria milanese, sorpresa in operazioni di ricognizione, Tedeschi decisero di attaccare subito, senza attendere il grosso delle truppe, spingendosi verso Legnano, dove inizialmente i cavalieri lombardi furono ancora una volta sconfitti e volti in fuga. Fu a questo punto che si rivelò decisivo il peso della fanteria che resistette strenuamente, permettendo l'arrivo di un contingente fresco di cavalleria alleata, cui si era aggiunta anche buona parte dei fuggiaschi. Le sorti della battaglia volsero a favore della Lega Lombarda: i Tedeschi si ritirarono disordinatamente, lo stesso imperatore venne erroneamente creduto morto e solo dopo qualche giorno ricomparve a Pavia. "Però il colpo mortale alle sue pretese sui Comuni italiani era stato dato; a Legnano Federico non materialmente, ma moralmente era morto davvero": cosi scrive Vitaliano Rossi. , A parte l'enfasi retorica che permea un po' tutta l'opera del Rossi, si deve riconoscere che i Comuni lombardi riportarono a Legnano una decisiva vittoria, a seguito della quale furono riconosciuti i loro liberi ordinamenti. "Tuttavia, se il nostro intelletto s'inchinerà alla nuda verità storica, il nostro sentimento amerà vivere la leggenda, che in certo qual senso è la poesia della storia": così Rinaldo Beretta conclude il suo scritto su Alberto e la compagnia della morte." Anche noi, che tanto dobbiamo alla sua opera di preciso e appassionato indagatore delle vicende della nostra Brianza, torniamo col pensiero alla plastica evidenza che assume nel Parlamento del Carducci la figura di Alberto:

"Or si fa innanzi Alberto di Giussano.
Di ben tutta la spalla egli soverchia
gli accolti in piedi al console d'intorno.
Ne la gran possa de la sua persona
torreggia in mezzo al parlamento:
ha in mar la barbuta;
la bruna capelliera il lato collo e l'ampie spalle inonda.
Batte il sol ne la chiara onesta faccia,
 
ne le chiome e ne gli occhi risfavilla"
E’ la sua voce come tuon di maggio"

A questo punto siamo ormai usciti dal mondo raziocinante della storia, per accostarci alla dimensione fantastica della poesia. Che troppo spesso poesia e storia non coincidono è risaputo, ma non per questo poesia piace meno della storia.